Duc in altum

Il “Duc in Altum” è nato nel 2003 come esperienza intervicariale dei  vicariati di Dolo, Campagna Lupia e Vigonovo (Diocesi di Padova – Provincia di Venezia). Ha assunto, poi, una fisionomia più indipendente ed oggi è un gruppo di ispirazione cristiana che ha come scopo l’esplorazione del mondo di oggi.

La proposta prende spunto dalle parole che Gesù rivolge ai suoi nel Vangelo di Luca (5,4) sulle rive del lago di Genèsaret: "Prendi il largo e calate le reti per la pesca". Quel “Prendi il largo” in latino suona “Duc in altum”, dove il mare “altum” non è il mare lontano dalla riva, ma il mare profondo. E’, dunque, un invito ad andare in profondità! Questo desiderio di andare in profondità è una domanda di verità che trae ispirazione dalla grande tradizione della fede cristiana e si rivolge a chiunque abbia desiderio di ascoltare. Da ciò deriva la scelta di ritrovarsi in un luogo pubblico. Andare in profondità significa interrogare i punti nevralgici della fede cristiana, nella ricerca di un rapporto col mondo intero. In questo senso è un’esperienza assolutamente “missionaria”, ovvero aperta, che guarda fuori, estroversa.

La proposta prende spunto dalle parole che Gesù rivolge ai suoi nel Vangelo di Luca (5,4) sulle rive del lago di Genèsaret: "Prendi il largo e calate le reti per la pesca". Quel “Prendi il largo” in latino suona “Duc in altum”, dove il mare “altum” non è il mare lontano dalla riva, ma il mare profondo. E’, dunque, un invito ad andare in profondità! Questo desiderio di andare in profondità è una domanda di verità che trae ispirazione dalla grande tradizione della fede cristiana e si rivolge a chiunque abbia desiderio di ascoltare. Da ciò deriva la scelta di ritrovarsi in un luogo pubblico. Andare in profondità significa interrogare i punti nevralgici della fede cristiana, nella ricerca di un rapporto col mondo intero. In questo senso è un’esperienza assolutamente “missionaria”, ovvero aperta, che guarda fuori, estroversa.

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Cercare la profondità significa interrogare esperienze recenti, vicine, che possano costituire testimonianze credibili e spunti di riflessione ed approfondimento per la vita di oggi. Muoversi in profondità, infine, assume un significato di proposta che, inserita nel momento storico attuale, dia un contributo costruttivo per superare la fatica delle nostre comunità. Anche per le comunità infatti possiamo dire, come recita l’ultimo verso di una poesia di Danilo Dolci: “ciascuno cresce solo se sognato”.

Non sono necessarie grandi analisi per constatare che, rispetto ad un passato anche abbastanza recente, il cristianesimo si trova in difficoltà. Anche la chiesa, infatti, sembra vivere la chiusura agli ideali che si respira nella società. Anche le comunità cristiane soffrono le logiche individualiste, del dominio del denaro e dell’efficienza e la difficoltà a proporre valori quali: l’amicizia, la solidarietà, la fraternità, la comunità. L'elezione del 13 marzo 2013 non ha ancora inciso nelle profondità di tutti i cuori perché si possano cambiare abitudini e rapporti consolidati ormai da troppo tempo. Qual è dunque la profondità nella quale abbiamo cercato di muoverci? In un primo momento è stata quella dei profeti di oggi, successivamente è stata la ricerca della fede nei fatti e nei problemi che segnano la modernità.

Ad ogni incontro nuove domande si sono poste, sollecitando una risposta personale ed evocandone, richiamandola fortemente, una comunitaria. Poi, ancora, la proiezione di film sulla diversità, cercando altre risposte, da un mezzo, quello del cinema d’autore, poco sfruttato ma che potrebbe essere molto utile per avviare discussioni e relazioni.

Accanto agli approfondimenti è stata svolta una attività di fruizione dei luoghi per coglierne il sussurro di fondo: la voce dello Spirito che continua la sua opera per rimettere al mondo il mondo. Sono stati momenti belli, di verifica e di fraternità: pellegrinaggi alla ricerca della verità.

Ci si potrebbe chiedere: servono gli incontri? Così tanti incontri? Non sono altre parole che si aggiungono alle già tante ascoltate e spesso mal digerite? Un amico affermava tempo fa: “l'unica verità che manca alla nostra vita è... quella dell'altro”. Quella di cui l'altro ci fa dono.

A volte fa male, la verità dell'altro, ci colpisce. Non vorremmo ascoltarla, sentirla. Mette in crisi la nostra verità. Ma accoglierla è l'unica strada per diventare uomini. Il nostro cammino di umanizzazione non può evitare il passaggio dell'ascolto, non di altre parole, ma di parole altre e le parole altre sono sempre le parole dell'altro.

Ci sono anche parole che abbiamo urgente bisogno di sentire, di recuperare, di dire. Don Angelo Casati, rispondendo a una domanda tra i presenti pronunciò forse la cosa più bella che abbiamo sentito in questi anni. Parlava di una bambina che salutandolo gli chiedeva: “Chi ci parlerà di Dio sottovoce”?

duc in altum

Quando, nel 1436, Tommaso d'Arezzo stava passeggiando al mercato di Costantinopoli, dove si trovava per impratichirsi del greco. Trovò per caso, tra la carta usata da un pescivendolo per avvolgere il pesce, un manoscritto proprio in quella lingua. Sul momento non poteva sapere che si trattasse di una lettera scritta circa mille anni prima da un ignoto cristiano a Diogneto, un pagano desideroso di capire chi fossero i cristiani e probabilmente abbastanza curioso. In quella lettera c’è un passaggio che illustra la vita del cittadino credente accanto agli altri cittadini della città:

duc in altum
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“I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.”

Sembra, oggi, che i cristiani conducano una vita talmente simile a quella di tutti da aver perduto la paradossalità che la fa diversa da ogni altra vita.

Ritrovare il senso di quel paradosso è ritrovare una fede autentica che aiuti a testimoniare “un metodo di vita sociale mirabile” dove “ogni patria straniera sia la nostra patria e, insieme,  ogni patria sia straniera”.

Per questo, andare in profondità, per noi è stata, ed è, una ricerca!